La ricerca sul coronavirus

I Coronavirus sono stati identificati negli anni Sessanta. Si tratta di una famiglia di virus che infetta l’uomo e alcuni animali causando diverse malattie che vanno dal comune raffreddore a patologie più gravi quali la Sindrome respiratoria mediorientale (MERS) e la Sindrome respiratoria acuta grave (SARS). Sono virus RNA a filamento positivo, con aspetto simile a una corona se osservati al microscopio. Il nuovo Coronavirus (nCoV) che sta causando la pandemia attuale è un ceppo di coronavirus denominato SARS-CoV-2 che non è stato precedentemente mai identificato nell\’uomo, prima di essere segnalato a Wuhan, Cina, a dicembre 2019.

L’unico modo per combattere e sconfiggere il SARS-CoV-2 è la ricerca, ovvero lo studio dei suoi comportamenti, le modalità di trasmissione, le evidenze epidemiologiche che permettono di comprenderne meccanismi e peculiarità virali, così da poter sviluppare farmaci efficaci e un vaccino atto a contrastarne la diffusione. L’Università di Padova mette a disposizione la comprovata eccellenza di ricercatrici e ricercatori nelle diverse aree scientifiche – da quella medica a quella della biostatistica, da quella farmacologica all’area delle scienze ingegneristiche – per sconfiggere la pandemia da SARS-CoV-2.

I fondi raccolti saranno utilizzati per sostenere progetti di ricerca relativi all’emergenza COVID-19, per affrontare con approcci innovativi e multidisciplinari le grandi questioni aperte dalla gravissima pandemia, e dalle misure che sono state adottate per arginarla.

L’appello della comunità scientifica per una donazione di tutte e tutti a sostegno della ricerca sviluppata nell’Università di Padova: parlano i professori Federico Rea, direttore del Dipartimento di Scienze Cardio-Toraco-Vascolari e Sanità Pubblica, e Andrea Crisanti, direttore del Dipartimento di Medicina Molecolare.

Il Rettore dell’Università di Padova Rosario Rizzuto, durante il suo intervento al TgR Veneto, ha ringraziato banche, imprese e privati cittadini che hanno contribuito alla raccolta fondi per sostenere la ricerca contro il Covid-19: sono stati erogati i primi assegni di ricerca annuali da 25.000 euro ciascuno per affiancare quattro giovani ricercatori ai capi progetto in quattro campi.

“Io sono grato alle centinaia di persone che hanno voluto sostenere l’Università nel finanziare assegni di ricerca in quattro ambiti – clinico, biomedico, economico-industriale e psicologico-sociale – in modo che attraverso la ricerca si possono trovare nuove soluzioni, non solo al tema direttamente clinico, ma anche ai cambiamenti che la società ha avuto” ha commentato il rettore.

Un’apposita commissione dell’Università di Padova, presieduta dal Rettore, ha scelto i progetti di ricerca da finanziarie insieme ai donatori che hanno deciso di sostenere le ricercatrici e i ricercatori dell’Ateneo. I progetti di ricerca sono i seguenti:

Ricerca biomedica

Stefano Toppo del Dipartimento di Medicina Molecolare – Detection of SARS-CoV-2 viral variants, their evolution, and phylodynamics. May they have a role in reinfection cases and vaccine efficacy?

“Il progetto contempla l’analisi dei dati di sequenziamento del genoma virale della popolazione appartenente al cluster di Vo’ che recentemente si è volontariamente sottoposta a un campionamento per lo studio della risposta anticorpale al virus e del genoma. Questo ci farà capire -spiega il professore- quali potrebbero essere le eventuali evoluzioni di mutazioni che il virus ha e che sta portando avanti nella nostra regione. Inoltre, una analisi filodinamica ci permetterà di risalire la storia trovando il ceppo iniziale del virus e capire così l’origine dei ceppi virali nel nostro territorio e le varianti che si sono insediate nella nostra regione”.

Ricerca clinica 

Fiorella Calabrese del Dipartimento di Scienze Cardio-Toraco-Vascolari e Sanità pubblica – Studio delle lesioni tissutali ed organiche in pazienti deceduti SARS-CoV-2 positivi: analisi morfologiche, molecolari, ultrstrutturali e correlazioni clinico-patologiche

“Il progetto di ricerca si propone di supportare un accurato studio delle varie lesioni d’organo nei pazienti SARS-CoV-2 positivi deceduti nei reparti dell’Azienda Ospedaliera/Università di Padova. Il riscontro e la classificazione delle lesioni macroscopiche e microscopiche rilevate – continua Fiorella Calabrese – potrà portare all’identificazione della causa di morte, soppesando di volta in volta il reale ruolo patogeno dell’infezione e delle patologie contestuali frequentemente rilevate in questi pazienti. Lo studio microscopico, avvalendosi delle più moderne tecnologie disponibili nei laboratori di anatomia patologica, potrà fornire informazioni cruciali per una migliore comprensione dei substrati patogenetici di una malattia sconosciuta quale è COVID-19. La conoscenza dei meccanismi patogenetici di una malattia correlata alle informazioni cliniche è cruciale per poter prospettare una più appropriata stratificazione prognostica dei pazienti e un approccio terapeutico il più possibile mirato e pertanto efficace”.

Ricerca economica 

Amedeo Pugliese del Dipartimento di Scienze economiche e aziendali “Marco Fanno” – La competitività e la crescita delle imprese oltre la sopravvivenza: misurazione dell’impatto di SARS-CoV-2 sulle performance aziendali e stima dell’efficacia degli interventi governativi in Europa

“La ricerca intende stimare l’impatto reddituale e patrimoniale del blocco dell’attività produttiva per le imprese- spiega il prof. Amedeo Pugliese -. I danni economici derivanti dallo stop alla produzione saranno infatti diversi tra le imprese e i settori. La valutazione delle differenze in termini di redditività e solidità patrimoniale parte dall’analisi della dimensione aziendale; del settore e quindi della filiera del valore; della dimensione internazionale con riferimento ai mercati di vendita e di approvvigionamento delle risorse. Intendiamo inoltre valutare l’impatto degli interventi governativi sulla competitività delle imprese. Gli interventi pubblici sono differenziati tra i vari paesi europei ed è possibile identificare tre ambiti principali: supporto alla liquidità; erogazione di contributi sotto forma di capitale o di proventi; supporto alla riduzione dei costi (es lavoro). Mentre è difficile prevedere allo stato attuale quali meccanismi saranno più efficaci, è possibile utilizzare le prime risultanze dai bilanci aziendali per interpretare gli andamenti delle imprese e orientare le scelte di policy”.

Ricerca psicologico/sociale 

Natale Canale del Dipartimento di Psicologia dello Sviluppo e della Socializzazione – Benefici sociali e psicologici con il supporto delle tecnologie comunicative

“ll nostro progetto si propone l’intento di approfondire l’utilità delle nuove tecnologie durante la fase di lockdown in Italia, come ad esempio la possibilità di ricevere aiuto e sostegno in rete e di condividere emozioni sui social media per favorire il benessere psicologico individuale e sociale. Utilizzeremo una metodologia innovativa -prosegue il prof. Canale – che integra da un lato i dati raccolti su più tempi mediante l’utilizzo di survey online e dall’altro le informazioni scaricate direttamente dai profili social dei partecipanti (per es., Instagram, Facebook, Twitter)”.

 

Ricerca biomedica

Tito Calì del Dipartimento di Scienze Biomediche – DSB Progetto: A Split-GFP based assay to monitor SARS COV-2 Spike protein-ACE2 interaction and quantify the action of Spikemediated membrane fusion inhibitors (SPLITCov-2).

Tito Calì propone uno studio innovativo sulle modalità di ingresso del virus COVID- 19 nelle cellule umane. Calì è stato un pioniere nell’uso della proteina fluorescente GFP per studi di interazioni tra molecole, in questo caso applicato all’interazione tra la proteina virale Spike e il recettore ACE2. Tra i risultati attesi di questa ricerca c’è lo sviluppo di una piattaforma per la rapida identificazione di farmaci capaci di prevenire l’infezione.

Ricerca clinica 

Alessandra Del Felice del Dipartimento di Neuroscienze – DNS – Progetto: Screening clinico-strumentale per la valutazione dei disturbi psico-patologici, cognitivi e del sonno in sopravvissuti COVID-19 (DISCO). 

Il progetto è stato disegnato per studiare gli effetti a lungo termine a carico del sistema nervoso centrale in un campione di soggetti negativizzati e dimessi dopo infezione da SARS-COV-2. Lo studio trae vantaggio dall’avvio presso l’Azienda Ospedaliera di un progetto pilota di trattamento riabilitativo in terapia Intensiva per soggetti con sindrome da stress respiratorio e infezione da SARS-COV-2, con lo scopo di ridurre la durata di degenza e favorire un miglior recupero funzionale (Early Rehab for Covid in ICU to reduce length of stay). Tutti i soggetti già arruolati nello studio Early Rehab verranno contattati e sarà richiesta la partecipazione al presente studio. In particolare lo studio riguarda la registrazione dell’attività cerebrale a riposo e durante il sonno. L’ipotesi è che il coinvolgimento delle strutture cerebrali si manifesti con segni irritativi e/o alterazioni delle attività cerebrali registrabili con EEG; queste alterazioni neurofisiologiche a loro volta impattano sulle funzioni cognitive e affettive, permettendo di distinguere sintomi reattivi da quelli con eziologia legata direttamente alla malattia. Lo studio prevede la valutazione psico-patologica e cognitiva, la qualità del sonno applicando l’Epworth Sleepiness Scale e il Pittsburgh Sleep Quality Index oltre ad aspetti psicopatologici e tests per valutare la qualità della vita. Lo studio si propone di arrivare ad un ampliamento delle conoscenze degli aspetti neuropatologici del COVID-19 e alla proposta di trattamenti personalizzati sulla base delle conoscenze fisiopatologiche acquisite durante lo studio. 

Ricerca economica 

Vincenzo Rebba del Dipartimento di Scienze Economiche e Aziendali “Marco Fanno\” – DSEA – Progetto: Effetti dei diversi Modelli di Sistema Sanitario e delle diverse forme di Contenimento sulla diffusione e sui risultati di salute dell’epidemia da SARS-CoV-2 in Italia e in Europa (MOSSCOV). 

Le evidenze segnalano una velocità di propagazione del virus e una letalità molto differenziata tra le regioni italiane e tra i paesi europei. Tali differenze nella misura e negli effetti del contagio non appaiono del tutto spiegabili dalla variabilità dei metodi di tracciamento dei casi o dalle misure di contenimento applicate, come il distanziamento sociale o la comunicazione delle norme igieniche e/o l’utilizzo di presidi di barriera, che all’interno del contesto italiano sono state uniformi, sebbene in momenti diversi della curva epidemica nelle diverse regioni. È invece ipotizzabile che – oltre a cause ambientali, fattori demografici e socio-economici – anche le differenze tra i modelli organizzativi dei diversi sistemi sanitari regionali e la disponibilità e fruibilità di risorse sanitarie (umane e materiali) possano aver contribuito a spiegare questa variabilità. Questo progetto di ricerca intende dunque studiare – sia a livello delle regioni italiane, sia a livello europeo – quali fattori abbiano avuto un maggiore impatto rispetto alla velocità di diffusione del virus e alla sua letalità, concentrando l’attenzione sugli effetti attribuibili alle diverse modalità di organizzazione dei sistemi sanitari regionali (modelli di governance e di interazione tra ospedale e territorio) e sulle diverse misure di contenimento. 

Ricerca psicologico/sociale 

Stefania Mannarini del Dipartimento di Filosofia, Sociologia, Pedagogia e Psicologia Applicata – FISPPAProgetto: “Restare a casa” al tempo del COVID-19 Ricerca-intervento per le vittime di violenza domestica. 

Nonostante in Italia (e in Europa) la situazione rispetto alla pandemia COVID 19 stia migliorando, le notizie di nuovi focolai e la possibilità di ricadute aprono all’idea che la situazione di lockdown e/o quarantena possa ripresentarsi in futuro. In questo frangente, particolari categorie di persone “vulnerabili” si sono trovate a fronteggiare, oltre alla pandemia, anche situazioni di forte disagio psicologico: tra queste categorie vulnerabili vi sono le donne e gli uomini vittime di violenza domestica (VVD), recentemente al centro della cronaca. Si tratta di una violenza di tipo fisico e/o economico e/o psicologico che avviene tra ex o attuali partner, ove spesso l’abuso emotivo sembrerebbe avere un impatto pari alla violenza fisica. Ad oggi, il numero delle VVD è in costante aumento, con un’alta prevalenza femminile, per cui appare evidente come lo stato di quarantena possa aver amplificato situazioni già critiche e contemporaneamente possa avere innescato situazioni prima sopite. Scopo di questo studio è valutare l’impatto della pandemia da Covid-19 e della quarantena su alcuni funzionamenti psicologici rilevanti per le VVD e di fornire supporto psicologico. I partecipanti saranno reclutati tramite i centri antiviolenza che aderiranno al progetto (gruppo clinico) e dalla popolazione generale (gruppo di controllo) Tutto il progetto sarà svolto online e si svolgerà con una prima fase di assessment e una seconda fase di intervento in cui a tutti i partecipanti sarà proposto un percorso di 8 incontri di supporto psicologico suddiviso. Nella fase finale tutti i partecipanti compileranno nuovamente i questionari self-report della fase 1 per valutare gli eventuali cambiamenti attesi dopo l’intervento. Data la salienza del tema del progetto di ricerca, particolarmente rilevante alla luce dei fatti di cronaca emersi durante l’isolamento del periodo COVID, la presenza di un disegno longitudinale con una componente di supporto psicologico e la stringente metodologia utilizzata sarà utilissima. 

Qualora un singolo donatore copra l’intero costo di un assegno di ricerca, la borsa di studio sarà intitolata al donatore. C\’è ancora tempo per contribuire ad aiutare le ricerche, i risultati vengono condivisi a livello internazionale. La sottoscrizione prosegue, con il bando che scadrà a giugno